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 Italiano, questo sconosciuto

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MessaggioOggetto: Italiano, questo sconosciuto   Mar 08 Dic 2009, 00:48

La maggior parte dei giovani ignora grammatica e sintassi. Anche nelle università
Viaggio in un Paese che non conosce più la sua lingua
Italiano, questo sconosciuto
"Studenti quasi analfabeti"

di MAURIZIO CROSETTI

Io cossi tu cuocesti egli cosse: cos'è 'sta roba? Piccolo esame di verbi: "Se io sarebbe più abile, tu mi affiderai una squadra". Ma anche: "Se tu saresti più alto, potessi giocare a pallacanestro". Nel cimitero dove giacciono, insepolte, sintassi e ortografia, accenti e apostrofi si confondono in un'unica insalata nizzarda di parole: "Non so qual'è la prima qualità di un'uomo". E tutto questo accade, si legge, si scrive all'Università.
Test d'ingresso per le facoltà a numero chiuso, anno di disgrazia 2009: alcuni degli aspiranti dottori del terzo millennio hanno risposto così. "I giovani che arrivano dalle scuole superiori sono semi-analfabeti", ha dichiarato il magnifico rettore dell'ateneo bolognese, Ivano Dionigi.

E chi ha già superato il traguardo della laurea non sta poi tanto meglio: secondo una ricerca del Centro Europeo dell'Educazione (CADE, o forse sarebbe meglio dire casca: l'asino), l'otto per cento dei nostri laureati non è in grado di utilizzare pienamente la scrittura. Anzi, peggio: 21 laureati su 100 non vanno oltre il livello minimo di decifrazione di un testo. Cioè, se proprio va bene riescono a far partire la lavastoviglie leggendo le istruzioni, oppure intuiscono le controindicazioni dell'aspirina. Ma di più no.

Ancora: un laureato su cinque non riesce a dirimere un'ambiguità lessicale. E un laureato su tre ha meno di cento libri in casa, quasi sempre quelli che ha (più o meno) sfogliato per arrivare al pezzo di carta. Ma su quella carta, troppo spesso è come se fossero impressi geroglifici. E non parliamo poi di quando è necessario scrivere un testo.

Per questo, molti atenei hanno deciso di organizzare corsi di recupero di italiano per le matricole: grammatica e sintassi, cioè argomenti da prima media. "I ragazzi non conoscono il significato di espressioni lessicali banalissime", spiega Pier Maria Furlan, preside di Medicina 2 a Torino, dove appunto si torna sui banchi quasi per fare le aste, e per ripassare (o per studiare?) il congiuntivo. "Credetemi, è una situazione da mettersi le mani nei capelli. Per fortuna, gli studenti sono abbastanza consapevoli dei propri limiti: gli iscritti ai corsi di recupero sono oltre 35 su cento".

Come nasce lo "studente analfabeta"? Quando comincia a diventarlo? "I guasti iniziano nella scuola dell'obbligo", risponde Tullio De Mauro, il padre degli studi linguistici italiani. "Il buonismo degli insegnanti ha fatto grossi danni, ormai si tende a promuovere un po' tutti e non si sbarra il passo a chi non è all'altezza. Ma il disprezzo per la lingua italiana risiede anche in certi romanzi di nuovi autori, pieni di parolacce e di inutili scorciatoie, e nel linguaggio sempre più sciatto dei giornali dov'è quasi scomparsa la ricchezza della punteggiatura".

Insomma, oggi s'impara poco anche leggendo. E si studia male. "Credo che il predominio dell'inglese stia nuocendo all'uso dell'italiano", sostiene il noto linguista Gian Luigi Beccaria. "Ormai è necessario alfabetizzare adulti e ragazzi, e la colpa è di un intero percorso scolastico che non sempre funziona. Le lacune nascono da lontano. Inoltre, l'uso esclusivo di telefoni cellulari e computer come strumenti di comunicazione non aiuta la nostra lingua: l'italiano sta regredendo quasi a dialetto". Lasciando perdere gran parte della narrativa italiana contemporanea, dov'è possibile far tesoro della lingua giusta? "Leggendo o rileggendo autori esemplari per pulizia dello stile e chiarezza: penso a Primo Levi, a Calvino, ma anche a Pirandello e Pavese, oppure al Fenoglio di Primavera di bellezza, mentre Il partigiano Johnny è più complesso".

Secondo recenti e sconfortanti statistiche, il venti per cento dei laureati italiani rischia l'analfabetismo funzionale, cioè la perdita degli strumenti minimi per interpretare e scrivere un testo anche semplice. E la percentuale sale tra i diplomati: trenta su cento possono diventare semi-analfabeti di ritorno. Una delle cause può essere l'abbandono della grammatica e della fatica della sintassi: già alle medie non si studiano quasi più, figurarsi al liceo. Nella scuola superiore, ormai pochissimi insegnanti si sobbarcano la correzione di trenta temi pieni di bestialità, una fatica tremenda e scoraggiante. E guai se non si promuove chiunque: scatterà la reazione anche violenta delle famiglie (sempre più spesso si rivolgono all'avvocato per rintracciare vizi di forma nei registri, anche dopo la più sacrosanta delle bocciature dei loro pargoli).
"Siamo molto preoccupati", dice Franca Pecchioli, preside di Lettere a Firenze. "Se gli studenti non sanno dov'è il Mar Nero, beh, è grave ma glielo possiamo insegnare. Ma se non sono in grado di seguire la spiegazione di un docente perché ignorano il significato di certe parole, allora è peggio". Ha un suono sinistro anche la testimonianza di Elio Franzini, preside di Lettere alla Statale di Milano: "L'anno scorso, insegnando ai primi anni di filosofia chiesi chi avesse letto Proust, e alzarono la mano in tre. E quasi nessuno sapeva chi avesse scritto Delitto e castigo".

Invece è palese il delitto nei confronti della lingua italiana, o di quella che dovrebbe essere la formazione universitaria: tra i paesi industrializzati, solo Messico e Portogallo stanno peggio di noi. Vale forse la pena ricordare che in Italia soltanto 98 persone su mille acquistano ogni giorno un quotidiano, mentre in Giappone sono 644. Un problema di formazione, o di scarsa informazione? "Siamo di fronte a un'autentica violenza nei confronti della parola", risponde Giovanni Tesio, critico letterario e docente all'Università del Piemonte Orientale. "Ma non dipende solo dalla scuola: la colpa è anche delle famiglie e dei modelli culturali. La prevalenza dell'immagine porta a una disattenzione verso i testi, e comunque è vero che mancano le basi. Me ne accorgo correggendo tesi di laurea non solo scritte male, quello sarebbe il meno, ma anche piene di strafalcioni. Perché per decenni si è demonizzata la grammatica, come se tutto dovesse essere facile e divertente. Ebbene, a scuola non tutto può né deve esserlo. Un'altra fesseria è credere che la grammatica s'impari leggendo, quello è un universo che non accetta usi strumentali". Ma l'analfabetismo dei laureati può essere arginato? "Siccome la letteratura è il luogo in cui il senso della complessità diventa più forte, io la insegnerei anche nelle facoltà scientifiche".
Forse in Italia manca un vero sistema di educazione per adulti, non siamo più capaci di aggiornarci, allenando cervello e conoscenza come se fossero muscoli. La faciloneria portata da Internet, strumento meraviglioso e banale, ricco di potenzialità ma anche di comode tentazioni, ha ormai diffuso una specie di cultura del "copia e incolla", attraverso l'utilizzo di una lingua spesso piatta e tutta uguale, riprodotta all'infinito. Molti esami scritti, all'Università, vengono condotti come i test per la patente, mettendo crocette su un questionario; e le relazioni degli studenti procedono con "Powerpoint", un altro strumento che riduce la dialettica a riassunto di qualche schema, sillabando quattro parole.

"Abbiamo vastissima conoscenza orizzontale e istantanea, però non siamo più in grado di approfondire, di scendere nel cuore delle cose", conclude Tesio. Il sessanta per cento degli italiani non ha mai letto un libro (anche se molti di loro, purtroppo, hanno provato a scriverlo). E non è affatto vero che "val più la pratica della grammatica". Altrimenti non sarebbe possibile che 45 laureati su cento ignorino qual è (scritto senza l'apostrofo) il passato remoto del verbo cuocere.


FONTE

E' pauroso ragazze..
Me ne rendevo conto anche l'anno scorso in classe da me..
C'e' veramente da mettersi le mani nei capelli.. Sigh..

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MessaggioOggetto: Re: Italiano, questo sconosciuto   Mer 09 Dic 2009, 03:26

L'ignoranza dilaga, è verissimo!!! Ogni tanto mi capita di guardare qualche in programma in tv dove se ne parla, qualche mese fa fecero vedere un tema d'esame (!!!) pieno zeppo di k...
Secondo me dovremmo essere noi in prima persona a trasmettere ai nostri figli l'amore per la cultura, casa dei miei genitori è sempre stata piena di libri, mia madre e mio padre non facevano che regalare a me e mio fratello libri su libri...

Io farò di tutto per insegnare ad Eleonora l'amore per la lettura, pensate che le ho già comprato una decina di libri coloratissimi di filastrocche e anche una raccolta di Gianni Rodari, non appena sarà in grado di cominciare la aiuterò io...

Non sia mai che mia figlia debba crescere quasi analfabeta!!!

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"Una mamma, prima, per nove mesi è una donna che dentro di sé ha due cuori. Una mamma, poi, per tutta la vita è una donna che osserva l'altro suo cuore vivere e crescere nel corpo di suo figlio..."
Da una citazione di Elrond
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MessaggioOggetto: Re: Italiano, questo sconosciuto   Mer 09 Dic 2009, 04:02

Come nasce lo "studente analfabeta"? Quando comincia a diventarlo? "I guasti iniziano nella scuola dell'obbligo", risponde Tullio De Mauro, il padre degli studi linguistici italiani. "Il buonismo degli insegnanti ha fatto grossi danni, ormai si tende a promuovere un po' tutti e non si sbarra il passo a chi non è all'altezza. Ma il disprezzo per la lingua italiana risiede anche in certi romanzi di nuovi autori, pieni di parolacce e di inutili scorciatoie, e nel linguaggio sempre più sciatto dei giornali dov'è quasi scomparsa la ricchezza della punteggiatura".

Personalmente sono infastidita quando leggo affermazioni come questa.
Vero è che la scuola ha grande responsabilità in questo fenomeno dell'ignoranza dilagante, ma è anche vero che molti insegnanti si addannano perchè questo non accada, anche se costa fatica immane. Direi che il premio andrebbe a parimerito alle famiglie, in cui imperversano genitori che non trasmettono ai figli l'amore per la lettura, lo studio, non sanno incuriosirli alla vita, lasciano che si cibino di videogiochi e tv spazzatura, perchè così tutto è più facile.
Mi ritengo una prof molto determinata quanto a questo dilagare dell'ignoranza, e so che fino a che sarò dietro una cattedra, lotterò perchè i ragazzi si interessino al mondo della cultura.
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MessaggioOggetto: Re: Italiano, questo sconosciuto   Sab 12 Dic 2009, 03:51




Le "laureate" al lavoro da me chiedono la forbice,usano l'imperfetto al posto del congiuntivo,sconoscono parecchi autori...
Per non parlare di chi dice "soldi sani",come se i soldi possono essere sani e malati,spicci invece di spiccioli,o quando il commesso ti si rivolge chiedendo "cosa voleva?" piuttosto che "desidera?"
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MessaggioOggetto: Re: Italiano, questo sconosciuto   Dom 13 Dic 2009, 19:44

va beh ragazze lasciando da parte il buon congiuntivo che tanta gente per far prima se lo mette alle spalle, dobbiamo valutare anche una cosa, di cui proprio il de mauro e la classe dei linguisti sostiene:
la lingua si evolve e certi modi di dire, come quelli citati da frau, fanno parte della mobilita' della lingua.
La cosa importante, dicono loro, e' proprio la comunicazione. Non c'e' un italiano in cattedra. C'e' l'italiano. Che poi ci sarebbe pure qualcosa da dire a proposito della nascita dell'italiano...cmq e' lunga la storia, fatto sta che la norma e' solo uno scheletro rassicurante a cui far riferimento, mentre l'uso e' la comunicazione.
Laddove la comunicazione funziona significa che stiamo parlando e usando il nostro linguaggio.
Poi c'e' il mestiere degli insegnanti e dei grammatici che dovrebbe essere quello di illustrare qual'e' questo scheletro e tutti gli usi che si fanno di questo strumento.
Io credo che il de mauro volesse responsabilizzare i docenti in questo senso.
Non c'e' un italiano nobile in verita'... la "nobilita'" di certi usi e' stata attribuita soltanto socialmente, giusto perche' e' in uso tra le classi dominanti.

Il fatto vero invece e' che non si leggono BUONI LIBRI. Finche' la fanno da padroni i vari fabio volo e company, finche' si venderanno in italia cosi' tanto tutti questi libri corretti da gente che non so come faccia a fare questo mestiere, purtroppo il congiuntivo e il condizionale saranno usati sempre meno...
ma cosa piu' grave e' la totale assenza di conoscenza, tra i nostri ragazzi, delle piu' banali combinazioni grammaticali.

Mi fa notare flaminia, spesso e troppo spesso, messaggi su msn dove per scrivere loro (terza plurale) si scrive l'oro. Questo e' preoccupante se si considera che a scriverlo e' gente diplomata.
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MessaggioOggetto: Re: Italiano, questo sconosciuto   Oggi a 08:14

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